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J.M.J. 452 Kraft Road 16 maggio 2001 Sua Santità Giovanni Paolo II
Sua Santità, Il 21 dicembre le ho inviato un plico raccomandato contenente la mia querela canonica formale contro il Cardinale Castrillón Hoyos. Come dimostra la ricevuta firmata dai funzionari che rappresentano Sua Santità, questo documento è pervenuto al destinatario il 4 gennaio 2001. Accludo a questa lettera un'altra copia della lettera di presentazione del 20 dicembre 2000, della querela canonica stessa, costituita da 26 pagine, e delle 9 appendici alla querela, costituite complessivamente da 70 pagine, così come una copia del supplemento speciale del Catholic Family News, grazie al quale 25.000 persone hanno potuto prendere visione della mia querela canonica (la ragione per cui essa è stata pubblicata è indicata nella querela canonica stessa, così come nella nota del direttore a p. 1). Secondo il Canone 1405, le querele riguardanti i Cardinali possono essere giudicate solo dal Pontefice e, secondo il Canone 1506, il querelante che dopo 30 giorni dalla presentazione della querela non abbia ricevuto una risposta, può chiedere al giudice (in questo caso a Sua Santità) di istruire un'azione legale. E' ciò che intendo fare. Lo stesso canone stabilisce che la querela deve essere considerata accolta se il querelante non riceve una risposta entro dieci giorni dall'invio di questa lettera di sollecitazione. Sua Santità è tenuta di fronte a Dio e alla Chiesa a prendere in esame una denuncia considerata accolta dalla legge che Sua Santità stessa ha promulgato. In questa querela canonica ho richiesto la rimozione del Cardinal Castrillón Hoyos dal suo incarico a causa dei suoi abusi di potere. Tra questi abusi ricorderò
Oltre a questi e agli altri abusi di potere descritti nei dettagli nella mia querela canonica, vorrei sottoporre all'attenzione di Sua Santità la lettera di 17 pagine inviatami il 16 febbraio 2001 dal Cardinal Castrillón Hoyos (che allego a questa lettera). Fino a oggi sono state necessarie più di 100 ore di lavoro per redigere una risposta (ben 65 pagine di precisazioni) a questa lettera costituita da un'ingegnosa miscela di mezze verità, evidenti menzogne e calcolate omissioni di prove cruciali. In questa lettera, il Cardinale ripropone la tesi secondo cui io sarei "sospeso" dal momento che non sono "ritornato" ad Avellino da emigrante clandestino, benché io sia a tutti gli effetti incardinato alla diocesi di Hyderabad. In questa lettera, inoltre, il Cardinale mi minaccia di "provvedimenti definitivi che sarebbero dolorosi per tutti gli interessati" - alludendo con ogni probabilità alla scomunica o alla riduzione allo stato laicale. Riconoscendo che la presunta "irregolarità" della mia condizione non è un valido motivo per punirmi, il Cardinal Castrillón Hoyos tenta di formulare tre accuse completamente nuove nella sua lettera del 16 febbraio. Ora mi accusa delle seguenti "offese" prive di fondamento che ha recentemente inventato senza tener conto del Codice di Diritto canonico:
Come spiega la lettera recentemente inviata da Sua Santità ai Cardinali tedeschi, oggi nella Chiesa vi è uno stato di diffusa e aperta ribellione contro la dottrina della Chiesa, sia nel clero che tra i laici. Sua Santità ha dovuto riconoscere che le famiglie cattoliche a causa della negligenza dei loro pastori non vivono più la fede come dovrebbero. Come Sua Santità ha osservato, in conseguenza di ciò la Chiesa tedesca (per non menzionare l'interno mondo occidentale) ha perso la sua intrinseca vitalità e credibilità. Oltre a questa ribellione contro la dottrina della Chiesa, bisogna segnalare i continui scandali relativi agli illeciti comportamenti sessuali di alcuni membri del clero cattolico, che attraggono quotidianamente l'attenzione della stampa mondiale. completamente inventate e con minacce pubbliche e prive di precedenti di "scomunica". Per quanto possa apparire assurdo, sembra che io sia il solo sacerdote diocesano di tutta la Chiesa cattolica a dover prendere in considerazione la prospettiva della scomunica. Tuttavia, io non sono colpevole e, in realtà, non sono neppure accusato, di nessuna offesa contro la fede o la morale. Nel frattempo, intere legioni di religiosi miscredenti sono lasciati liberi di offendere a loro piacimento il Corpo Mistico di Cristo. Questo spettacolo ha scandalizzato milioni di fedeli cattolici che giungono chiaramente alla conclusione che io sono punito non per una giusta ragione, ma perché certi membri della burocrazia del Vaticano (che operano soprattutto all'interno della Segreteria di Stato del Vaticano) vorrebbero eliminare tutti i movimenti pubblici che si battono per la Consacrazione della Russia e per la promozione dell'intero e autentico Messaggio di Fatima. Tali movimenti, infatti, ostacolano l'attuale politica del "dialogo" del Vaticano, così come quella di Mikhail Gorbachev e di altri leader del nuovo ordine ateo mondiale. Vorrei dire in tutta umiltà e rispetto a Sua Santità che neppure il Supremo Pontefice avrebbe il diritto morale di ordinare a un sacerdote di fare qualcosa per poi impedirgli di obbedire a questo ordine e accusarlo di "disobbedienza". Tuttavia, è proprio questo il mio caso: il vescovo di Avellino (a causa delle pressioni della Segreteria di Stato del Vaticano) mi ha ordinato di trovare un altro vescovo disposto a incardinarmi se non volevo ritornare ad Avellino. In tutte le occasioni in cui ho trovato un vescovo benevolente, la Segreteria di Stato, l'ex Prefetto e l'ex Segretario della Congregazione mi hanno impedito di portare a compimento la mia incardinazione. In seguito, gli stessi prelati mi hanno accusato di non aver "rispettato" l'ordine di trovare un altro vescovo disposto a incardinarmi e di non aver corretto la mia "condizione irregolare". Dopo aver constatato che le loro azioni erano descritte nei miei procedimenti canonici, il loro successore, il Cardinale Castrillón Hoyos, non potendo più sostenere che questi prelati non avevano nulla a che fare con i tentativi di ostacolare la mia incardinazione, ha audacemente asserito che essi agivano con "l'autorità vicariale ordinaria" di Sua Santità. In altri termini, essi si consideravano autorizzati ad agire quotidianamente in nome del Papa, senza disporre di uno speciale mandato di Sua Santità. Questa sbalorditiva asserzione che un suo subordinato, il Cardinal Castrillón Hoyos, ha avuto l'audacia di mettere per iscritto, mi obbliga a parlar chiaro, anche se con il dovuto rispetto per Sua Santità. Non intendo suggerire che Sua Santità sia coinvolta in queste azioni, ma, per dovere di chiarezza, sarà bene precisare che nessuno ha il diritto di abusare fino a questo punto della sua autorità, neppure il Papa. Nessuno, neppure il Papa, ha il diritto di ingannare e di torturare una persona a lui soggetta, giocando al gatto col topo. Tuttavia, se, come sostiene il Cardinal Castrillón Hoyos, queste azioni sono state condotte per un suo esplicito ordine o con la sua approvazione, sono costretto ad affermare che esse potranno essere causa di sciagura per lei, soprattutto perché esse sono chiaramente volte alla soppressione dell'autentico Messaggio della Madonna di Fatima, a cui Sua Santità dichiara di aver dedicato il suo intero pontificato. Nella sua lettera del 16 febbraio, il Cardinal Castrillón Hoyos sostiene che Sua Santità in persona gli ha ordinato di scrivermi, per avanzare nuove e infondate accuse contro di me e per minacciarmi del ricorso alla scomunica o alla riduzione allo stato laicale. Nella sua lettera del 17 ottobre 2000 (da me ricevuta il 24 ottobre 2000), il Cardinale mi aveva informato che il mio caso sarebbe stato sottoposto a "una più alta autorità". Ho immediatamente risposto a questa lettera via fax chiedendo al Cardinale se questa "più alta autorità" andasse identificata con la Segreteria di Stato o col Papa. Nel corso dei successivi quattro mesi il Cardinale non ha risposto al mio quesito; tuttavia, ora egli sostiene che Sua Santità gli ha impartito "esplicite istruzioni" che giustificano la sua condotta. Sua Santità, finora il Cardinale non ha esibito nessuna prova che dimostri l'esistenza di queste "esplicite istruzioni". E' impossibile credere che, dopo aver letto la mia querela canonica contro il Cardinal Castrillón Hoyos, Sua Santità abbia deciso di chiedere al mio più accanito persecutore di giudicarmi. La mia conoscenza degli affari della Chiesa mi consente di affermare che in altre occasioni Sua Santità è intervenuta personalmente per correggere alcuni abusi di potere. Non riesco quindi a credere che Sua Santità abbia concesso al Cardinal Castrillón Hoyos un mandato specifico che lo autorizzi a seguitare ad abusare del suo potere in nome del Supremo Pontefice. Se, tuttavia, per uno strano insieme di circostanze Sua Santità avesse autorizzato o avallato consapevolmente la cattiva condotta del Cardinal Castrillón Hoyos, chiedo a Sua Santità di ordinare al Cardinale di ricusarsi dal giudicare questo caso. Le rivolgo questa richiesta richiamandomi ai cann. 1447, 1448 § 1 e 1449, che prevedono la ricusazione in caso di prevenzione e di evidente ostilità e a causa dei motivi di incapacità menzionati nel can. 1447: egli, infatti ha già formulato un giudizio a me avverso in questa questione e quindi non può seguitare a giudicare il caso che ora è nuovamente sottoposto al suo esame. E' impossibile che il Cardinal Castrillón Hoyos conferisca una minima parvenza di giustizia a questa questione. Egli, infatti, mi ha già falsamente accusato del reato di falsificazione e ha minacciato di "scomunicarmi" nel caso in cui non avessi abbandonato una causa civile perfettamente legittima. Inoltre, come si può permettere al Cardinale di seguitare a procedere contro di me, mentre è in corso di esame la denuncia canonica che ho presentato a Sua Santità in cui si chiede di sottoporre a revisione i suoi abusi di potere ? Come Sua Santità sa, secondo la corretta interpretazione del Canone 1449, che regola la ricusazione dei giudici Cardinali della Segnatura, incluso il Prefetto, la richiesta di ricusazione deve essere indirizzata al Supremo Pontefice [Cfr. Risposta del PCII767-84, 01-07-1976, AAS 68 (1976) 635; CLD 8 (1973, 1977) 1091-1092; si vedano inoltre i brani relativi a questa questione della mia lettera a Sua Santità del 31 gennaio 1997, in cui avevo chiesto con successo la ricusazione del Cardinal Augustoni dal giudicare gli altri procedimenti pendenti dinanzi alla Segnatura]. Secondo la legge, la stessa norma è applicabile al caso del cardinale Prefetto della Congregazione per il Clero. Nel frattempo, chiedo a Sua Santità di concedere un'udienza per svolgere un'azione di mediazione in questa controversia o di nominare un individuo che possa essere considerato neutrale che svolga la funzione di mediatore, dal momento che il Cardinal Castrillón Hoyos è chiaramente incapace di tenere una condotta imparziale. Un'altra ragione mi spinto a scrivere questa lettera: intendo chiedere a Sua Santità di ordinare al Cardinale Castrillón Hoyos di porre fine e desistere da ogni ulteriore ricorso a minacce, menzogne, calunnie, distorsioni della verità, alla disinformazione e ad qualsiasi altra azione persecutoria nei miei confronti. In conclusione, gli ultimi attacchi del Cardinale Castrillón Hoyos mi hanno portato a concludere che Sua Santità non ha potuto esaminare i documenti che le ho inviato. Di conseguenza, seguiterò a cercare altri canali per tentare di esercitare il diritto riconosciutomi da Dio di far ricorso al Supremo Pontefice. Se Sua Santità non risponderà a questa lettera, dovrò presumere che, a causa della sue cattive condizioni di salute, Sua Santità non è in grado di far fronte ai suoi doveri per quanto riguarda questa vicenda, o che Sua Santità non ha potuto prender visione di questa lettera o degli altri documenti che le ho sottoposto e che quindi non è informata della mia spiegazione dei fatti relativi a questa controversia. Voglio sottolineare che il dover di prestare attenzione alla mia denuncia canonica è un dovere che Sua Santità ha imposto a se stessa promulgando il Codice di Diritto Canonico, secondo cui solo il Supremo Pontefice può giudicare le querele canoniche riguardanti i Cardinali. E' Sua Santità quindi che ha vietato al sottoscritto (e a qualsiasi altra persona che si trovi in una situazione analoga) di cercare riparazione in modi diversi da quelli prescritti dalla procedura che ho seguito. In ogni caso, devo lasciarmi guidare dagli insegnamenti di San Roberto Bellarmino e di tutti i teologi cattolici che hanno affrontato il tema del diritto di opporsi ai prelati che abusano della loro autorità. L'ordine di "far ritorno" ad Avellino è un illecito espediente a cui è legalmente e moralmente impossibile ubbidire. Io non posso, non voglio e non devo "ubbidire" a un ordine che mi costringerebbe a rientrare in Italia violando le leggi di questo paese, da clandestino, per soddisfare le malevoli aspettative di coloro che sperano di conferire un'apparenza di legalità al loro illecito tentativo di sopprimere opinioni legittime relative al Messaggio di Fatima. E' in gioco non solo il riconoscimento dei miei diritti naturali, ma anche la salvezza delle anime. Dopo tutto, la Madonna ha affidato il suo Messaggio al mondo, confermandolo con un miracolo pubblico senza precedenti, affinché molte anime fossero salvate. La salus animarum è la più elevata legge della Chiesa. Come ha insegnato alla Chiesa il primo Papa, noi dobbiamo obbedire a Dio più che agli uomini. Le azioni intraprese contro di me sono azioni di uomini malevoli e non derivano dalla volontà di Dio. Io quindi non asseconderò i loro progetti e i loro intrighi. Seguirò la mia coscienza, la mia Fede e il mio Dio, sapendo nel profondo del mio cuore di non aver fatto nulla che ai Suoi occhi possa giustificare ciò che essi hanno fatto ed evidentemente pensano di fare contro di me. Prego per Sua Santità e per il suo pronto intervento in questa vicenda, Rispettosamente suo in Cristo e nella Sua Santa Madre Padre Nicholas Gruner P.S. Allego una fotocopia della ricevuta della Querela Canonica contro il Cardinal Castrillón Hoyos che ho inviato a Sua Santità. Come Sua Santità potrà constatare, la Querela è stata consegnata nelle mani dei funzionari della Segreteria di Stato del Vaticano che hanno firmato e timbrato la ricevuta. Sembra che la mia querela canonica e gli altri documenti da me inviati a Sua Santità siano stati intercettati dalla Segreteria di Stato e sottratti al suo esame, come, del resto, con ogni probabilità le mie querele canoniche del 1996 e del 1999. Accudo a questa lettera:
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